Be sweet, be a Mother

Crescere i figli… tra alto contatto ed ironia


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Ci sono anche le maestre che valgono: Narciso e la mamma di burro

disperato

Siamo quelle a cui si spezza il cuore sentendosi dire “Non voglio andare a scuola”, quelle lì, le mamme di burro, quelle a cui vengono gli occhi lucidi al minimo segnale di disagio dei propri pargoli e che tanto generosamente vengono criticate ed etichettate come “apprensive, morbose, pappe-molli”.

Se esistesse un concorso io sarei la miss di questa categoria.

Al primo posto c’è la felicità di mio figlio, sempre, comunque, dovunque e nonostante tutto, nel bene ed a volte, ahimè, nel male (fermi restando sulla civile convivenza ed il rispetto per gli altri, claro).

Se me lo toccano ruggisco. FORTISSIMO.

Quelle che credono che il nido sia da evitare per quanto possibile e la scuola materna sovrastimata.

Quelle che ad un certo punto sono state sfiorate (violentemente) dall’idea dell’homeschooling (in cui crediamo ciecamente se fatto bene).

E che altrettanto violentemente vi hanno dovuto rinunciare perché ce tocca lavorà… (cosa lega noi ed i nostri mariti? L’amore, i figli ed… Un mutuo di vent’anni -.-‘ )

Ed allora un bel giorno è arrivato il tanto atteso inserimento alla scuola materna.

Ci siamo andate abbastanza tranquille, del resto ne abbiamo sondate almeno una decina, con tanto di foglietto delle domande in mano (sì, ovvio, siamo delle stracciamaroni inaudite), ed abbiamo scelto quella che più rispecchiava il nostro metodo educativo.

Ma inevitabili come la nausea in gravidanza sono arrivati i giorni in cui “Io non voglio andare/ti prego tienimi a casa/chiama i nonni/non ti voglio bene”. Continua a leggere


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Educazione empatica non è non dire mai “no”

Capita spesso e  volentieri che quando pronunci parole quali “educazione empatica”, “ascolto” ed “accoglienza” nella mente del mio interlocutore (di solito una madre sventurata che ancora mi conosce poco e non sa che sono un’invasata di pedagogia) si profili l’idea di due genitori che:

a) non danno limiti;

b) non hanno e soprattutto non danno regole;

c) non dicono mai di no;

Ebbene il fraintendimento un po’ si crea perché non è facilissimo riassumere un approccio del genere mentre tu e la mamma in questione rincorrete pargoli che sfrecciano ai lati opposti del parco (poi io dall’altalena urlo sempre verso lei allo scivolo “Prova a leggere Alfie Kohhhhhhnnnn…! 🙂 “, ma secondo me lo fanno in poche) e un po’ è perché c’è pieno il parco (e conseguentemente il mondo) di gente che dichiara ai quattro venti di aderire a questo tipo di modello educativo ed invece non ha capito una beata mazza.

Io ne ho incontrata parecchia.

Caso A

Gente che lascia che la propria stirpe meni a destra e a manca e che quando la guardi speranzosa in cerca di un intervento ti sorride “Sai, ho letto che devo lasciarlo libero di sfogare la sua rabbia!” Sì, ho capito, su mio figlio?! (Poi io posso sfogare la mia?! 😛 ). Continua a leggere


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Autonomia portami via… Figli che spiccano il volo :)

growing-up

Lui si sveglia e per prima cosa ti informa che stamattina esce, va dai nonni.

“Ma torni per pranzo?” “No, no, mi fermo a mangiare là, torno alle 13, ti chiamo io.”.

Poi fa la pipì in piedi “Come papà!”, tutto contento di questa nuova “abilità”.

Si spoglia il pigiama e si veste a puntino: “Hai bisogno di una mano?” “No, grazie, faccio da solo.”.

Mentre lo accompagni ti parla della sua nuova fidanzata: “E’ una bella bambina?” “Non è una bambina, è una signora! Si chiama Laura, abita al 58.”.

Gli aprono il cancellino e sparisce.

Ancora non ha fatto quattro anni.

Tra poco mi chiederà cinquanta euro e la macchina.

E ne sono felice 🙂 (oddio, per i cinquanta euro non tantissimo! ;P)

Siamo riusciti a dargli gli strumenti per essere autonomo nelle piccole quotidianità.

Quanti scontri, quante volte “Amore metti le scarpe che andiamo” “Amore ti insegno a metterti i pantaloni da solo” “Amore vieni a lavarti” e lui “Lo fai tu!” … Arrabbiature (sue), sospiri (nostri)…

E una frase che ormai sa a memoria:

La mamma e il papà ti devono aiutare a crescere, non a rimanere piccolo, per questo ti aiutiamo a fare da solo :)”

Aiutami a fare da solo” è il principio su cui si basa la pedagogia montessoriana: Continua a leggere


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Dico troppi “Bravo!”?

Bravo!

“Mamma guarda!” “Bravo!”

“Mamma ho fatto un disegno!” “Bravo!”

“Mamma ti regalo un fiore!” “Bravo!”

Bravo, bravo, bravo… E saranno pure bravi ‘sti figli , ma non staremo esagerando?

E a loro piace sentirselo dire o li abbiamo abituati noi a quest’unico tipo di gratificazione?

Mi metto nei panni di mio figlio:

Io “Ti ho preso il cioccolato che ti piace :)” Marito “Brava!”

“Oggi ho scritto un articolo :)” “Brava!”

“Domani mi prendo del tempo per me e vado dal parrucchiere :)” “Brava!”

Ok, al centesimo “Brava!” vincerebbe il divorzio.

Perché “Brava!” vuol dire che non mi stai ascoltando e non hai voglia di farlo, “Brava!” chiude il discorso e fine.

Rewind:

“Ti ho preso il cioccolato che ti piace :)” “Grazie mille!! Come hai fatto a ricordarti?!”

“Oggi ho scritto un articolo :)” “E di cosa parla?”

“Domani mi prendo del tempo per me e vado dal parrucchiere :)” “Ne hai proprio bisogno, si vedono i capelli bianchi…” (no, ok, qui sarebbe stato meglio il “Brava!” -.-‘)

Anche i vostri bambini hanno bisogno di un interesse puro, vero, che vada oltre la lode. Continua a leggere


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Come farsi obbedire dai bambini?

non è facile!

“Mio figlio non mi ascolta MAI!”

“Mia figlia fa solo quello che vuole lei!”

“Non so più come farmi obbedire!”

Pare che questa sia la questione focale dei rapporti tra genitori e figli, vi ritrovate?

Ah, questi bambini di oggi… Sono terribili!!!

No, non è vero.

Innanzitutto proviamo a respirare e fare una sorta di maccheronico training autogeno: immaginate il vostro pargolo che dice sempre sì, che scatta al vostro richiamo, che le maestre manco sanno di averlo…

Bellissimo?!

Preoccupante, direi.

Un bambino che si comporta così o ha molta paura o non ha uno straccio di personalità (eddai, di Gandhi ce n’è stato uno, eh!).

Molto bene, abbiamo appurato che la nostra prole sta nella media nazionale, questo ci fa già stare un pochino meglio, perché, si sa, mal comune… mezzo gaudio (pare).

Il problema comunque rimane, direte voi. Continua a leggere