Be sweet, be a Mother

Crescere i figli… tra alto contatto ed ironia


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“Il Pingu è arrabbiato perché la sua mamma non ha le tette.” Allattamento materno

Partiamo da un presupposto di base: allattare è la natura, mai visto un altro mammifero dotarsi di biberon.

Eppure negli anni dal dopoguerra e temo per molti ancora a venire sono riusciti a convincerci così bene che “esistono altri modi” che chi intraprende questa strada viene raffigurata come una neo-hippie con la tetta sempre al vento, robe che nemmeno le Valchirie.

Per carità, con la tetta al vento ci si sta parecchio, non nego.

Ma prima di arrivare a questo stato paradisiaco di “donna libera durante la manifestazione del ’68” bisogna dribblare tutta una serie di falsi miti che minano la riuscita di quello che nasce come un sacrosanto desiderio: “Vorrei allattare” purtroppo non sempre si traduce in “Ho felicemente allattato!”.

Una sola cosa farà naufragare il vostro allattamento: la disinformazione.

Vediamone alcune, di queste storielle…

La produzione del latte

“Io non avevo latte”, “A me è finito a tre mesi”,”Non ne avevo abbastanza”…Ed altre amene faccende.

E dulcis in fundo, meno di un mese fa, avere questa simpatica conversazione con una collega, madre di tre figli, tutti allattati:

V: “Penso che allatterò fino ai due anni anche questo, perché con gli altri due poi il latte era finito.”

Io: “Il latte non finisce, la produzione è a richiesta, se il bambino continua ad attaccarsi il seno continua a produrre…”

V: “E invece no. Ad un certo punto finisce. A chi prima e a chi dopo.”

Crashhhhhhh! Lo sentite questo frastuono? Sono le mie palle che si sfracassano a terra. Eddai, non se ne può più di sentire ‘ste stronzate! E scusate il francesismo.

“Vale a dire, si tratta di un processo programmato, come le lavatrici, per cui tutte le madri producono 500 ml di latte il primo mese, 700 dal quarto mese, un po’ di più al sesto e a partire da quel momento sempre di meno? Sarà per questo che iniziamo a dare le pappe a partire dai sei mesi? Perché a quell’età comincia a diminuire la produzione di latte? E, peggio ancora, esistono donne con un programma cotone ed altre con un programma capi delicati?” *

La soluzione della natura è semplice e geniale: la quantità di latte dipende solo da quanto poppa il bimbo e la produzione  dura finché il bimbo poppa. Fine della storia.

Bisogna lasciar riposare lo stomaco

Ci sono scuole di pensiero ( e già mi fa specie che ci siano “scuole di pensiero” su un argomento che non è un argomento, dato che milioni di animali allattano senza aver mai aperto un libro) che ritengono doveroso rispettare degli orari precisi per le poppate, per varie (e bizzarre) ragioni. Una di queste è che “lo stomaco deve riposare”.

Il cuore non riposa, il cervello non riposa, i reni non riposano, i polmoni non riposano… Vado avanti o ci si arriva da soli che lo stomaco non ha affatto bisogno di riposare?!

Vostro figlio reclama “Tettaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!” ed entrate nel panico perché lo avete allattato da soli venti minuti mentre il Dottor Plurilaureato dice che durante la notte ci deve essere un riposo di otto ore…?! “Passare mezza nottata in bianco a sentire come piange tuo figlio senza potergli dare il seno lo chiamano riposo notturno…” *

Dai, buttate quell’orologio: si allatta a richiesta, non ascoltate certe scemenze; vostro figlio sa quando e quanto deve mangiare.

“Un esperto che ha scritto un libro rinchiuso nella propria casa, l’anno scorso o un secolo fa, o la pediatra che ha visitato il bambino giovedì scorso e vi ha raccomandato un orario, non potevano sapere se vostro figlio, oggi, alle 14.25 avrebbe avuto fame. Questo significherebbe attribuire loro dei poteri soprannaturali. Se conoscete qualcuno in grado di predire a che ora avrà fame vostro figlio, non perdete tempo a chiedere una cosa così inutile, meglio sapere che numero uscirà alla lotteria!”*

Tuo figlio diventerà un mammone

Questa è stata una delle frasi più gettonate che mi sono sentita dire allattando Simone oltre l’anno, insieme e preceduta dall’immancabile “Allatti ancora?!?!”.

Primo: forse non mi sono accorta e sotto le tette ho la data di scadenza?

Secondo: “I soldati romani, i vichinghi, i marinai di Colombo, tutti erano stati allattati a richiesta: vi sembra che fossero eccessivamente mammoni e viziati?”*

Allattare a richiesta è una schiavitù

Davvero?! Lo ha detto una che ha allattato artificialmente, credo.

Perchè dal mio punto di vista schiavitù è trascinarsi fuori dal letto alle due di notte per misurare, shakerare, riscaldare … E non girarmi sul fianco, tirar fuori un seno con mano lesta e riaddormentarmi più veloce della luce.

Schiavitù è andare a pranzo con le amiche armata di borsone con biberon, misurini, sacchettini… E non vestita con lo scollo a V che così non mi alzo nemmeno la maglietta.

Schiavitù è “Cazzo! E’ finito il latte!! Panico!! Allarme!! Corri in farmacia!!!” e lasciar là anche una cifra considerevole di dindini…

E con questa considerazione finisco il primo di una serie di post sull’allattamento materno, sto leggendo “Un dono per tutta la vita” di quel genio incontrastato che è Carlos Gonzàlez, le cui citazioni trovate contrassegnate con un asterisco 🙂

P.S. Il titolo è una frase realmente uscita dalla bocca di mio figlio: Simone è stato allattato per un paio d’anni e si ricorda bene che quello per lui era un momento di paradiso, pertanto non si capacita di aver visto quella scellerata (la mamma di Pingu) allattare artificialmente… 😀 Da lì mi sono lanciata nella classificazione degli animali ed ora mi sento ripetere più volte al giorno “Mamma tu sei un mammifero, hai le tette :)” 🙂

Ora guardate il video e piangete come non mai… Io lo faccio ogni volta :’)


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Considerazioni estemporanee…

Ho una proposta molto allettante per i produttori dei tiralatte elettrici:
perchè su quell’aggeggio infernale non aggiungete un pulsante che schiacciandolo emetta l’inconfondibile suono onomatopeico “Muuuuuuuuuuu!” ?! Così almeno mi sento in compagnia e magari mi viene pure voglia di una manciata di buon fieno fresco… -.-‘


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Ho voluto la bicicletta e mò pedalo…

Gengio ha fatto tre mesi ieri, per festeggiare abbiamo passato la notte in bianco (“abbiamo” è improprio, “ho” è la dicitura esatta…), stile David Guetta @ Sensation White…
Mio figlio ha giustamente deciso di non compromettere l’incremento ponderale del proprio peso (ha un doppio mento che gli vale l’ennesimo soprannome di “Maurizio Costanzo” n.d.r. Signor Costanzo non me ne voglia… :D) e quindi invece di diminuire le poppate notturne questa settimana le ha aumentate… Io la chiamo “la maratona olimpica dell’allattamento a richiesta”, certo che però poteva almeno farmi firmare il modulo di consenso…
E quindi stanotte ha slurpato per ben 4 volte :O
Poco male, ormai sono una veterana della poppata notturna, mi giro-porgo-si attacca-si riaddormenta (Sì, dorme con me, embè?! Parleremo di questo più avanti…).
Solo che oggi si becca una denuncia per aggressione tra le mura domestiche: mentre gareggiava nei “400 rana” facendosi oltretutto il tifo da solo (“eeeh-ohhh-sgrunt!-pfff!”) tra un pasto e l’altro, oltre a compromettere del tutto il mio riposo notturno (santo istinto materno che mi fai svegliare ad ogni versetto del mio pupo, ti maledico!), ad un certo punto mi ha tirato un pugno in un occhio che nemmeno Mike Tyson…
Mi è venuto pure da ridere (sìssì sono da psicofarmaci!) pensando al film “Quel mostro di mia suocera” con Jennifer Lopez, quando Jane Fonda le tira un pugno a letto…
E stamattina il malandrino si è svegliato, fresco come una rosa, si è girato e mi ha sorriso… Li mortacci tua…
Che devo fare, ho voluto la bicicletta…