Be sweet, be a Mother

Crescere i figli… tra alto contatto ed ironia

Ci sono anche le maestre che valgono: Narciso e la mamma di burro

11 commenti

disperato

Siamo quelle a cui si spezza il cuore sentendosi dire “Non voglio andare a scuola”, quelle lì, le mamme di burro, quelle a cui vengono gli occhi lucidi al minimo segnale di disagio dei propri pargoli e che tanto generosamente vengono criticate ed etichettate come “apprensive, morbose, pappe-molli”.

Se esistesse un concorso io sarei la miss di questa categoria.

Al primo posto c’è la felicità di mio figlio, sempre, comunque, dovunque e nonostante tutto, nel bene ed a volte, ahimè, nel male (fermi restando sulla civile convivenza ed il rispetto per gli altri, claro).

Se me lo toccano ruggisco. FORTISSIMO.

Quelle che credono che il nido sia da evitare per quanto possibile e la scuola materna sovrastimata.

Quelle che ad un certo punto sono state sfiorate (violentemente) dall’idea dell’homeschooling (in cui crediamo ciecamente se fatto bene).

E che altrettanto violentemente vi hanno dovuto rinunciare perché ce tocca lavorà… (cosa lega noi ed i nostri mariti? L’amore, i figli ed… Un mutuo di vent’anni -.-‘ )

Ed allora un bel giorno è arrivato il tanto atteso inserimento alla scuola materna.

Ci siamo andate abbastanza tranquille, del resto ne abbiamo sondate almeno una decina, con tanto di foglietto delle domande in mano (sì, ovvio, siamo delle stracciamaroni inaudite), ed abbiamo scelto quella che più rispecchiava il nostro metodo educativo.

Ma inevitabili come la nausea in gravidanza sono arrivati i giorni in cui “Io non voglio andare/ti prego tienimi a casa/chiama i nonni/non ti voglio bene”.

Se avete anche una fantasia galoppante non vi sarete sottratte nemmeno ad angoscianti scenari di maltrattamenti (purtroppo se ne sentono di tutti i colori 😦 ) ed avrete sondato il malcontento dei vostri figli da qualsiasi angolatura del cubo.

Per lo più sarà risultato che semplicemente “Home is better“, e come dargli torto.

A quel punto abbiamo sfoderato tutto il nostro repertorio di mamme che capiscono, accolgono, comprendono…

Poi abbiamo chiesto di fare altrettanto alla maestra del nostro angioletto…

E lì c’è lo scarto.

Lì capisci da che parte devia il fiume.

Le maestre che valgono sono quelle che ti legittimano a prendere una pausa, quelle che ti riconoscono l’assoluto primato della conoscenza profonda di tuo figlio, quelle che se dici che è stanco e per qualche giorno lo terrai a casa o lo ritirerai prima non storcono il naso, ma comprendono.

Personalmente ritengo forzoso per un bambino passare così tante ore fuori casa (sì, si divertono, bene. Perché, con voi si annoiano?! Se la risposta è sì, fatevi due domande.), ma alla richiesta di tornare prima ho traballato.

“E se poi vuol sempre tornare prima? E se poi non vuole più andarci proprio? E se faccio male? E se…? E se…?”

Come si dice “Dubito ergo sum“! (non era così?! 😛 )

Ecco, a noi mamme fatte così, serve una maestra che ci incoraggi nella flessibilità, che ci razionalizzi che un pisolo ogni tanto può far solo che bene, ci ricordi che “nulla è per sempre” (neanche il malcontento) e che le sorprese (come i ritiri anticipati) sono il sale della vita… 

E così il venerdì Simone torna alle 13.

In media stat virtus.

Autore: Michela

Mamma ad alto contatto, laureata in psicologia dell'età evolutiva, vegana, filorientale. Nel mio blog parlo di maternità, di risparmio e della scelta vegan. Con ironia!

11 thoughts on “Ci sono anche le maestre che valgono: Narciso e la mamma di burro

  1. Condivido…l’anno prossimo dovrò mandare la mia bimba alla scuola materna e al pensiero di fare un ambientamento difficile mi devasta…. io sono come te… ho provato a mandarla al nido ma poi mi sono licenziata e ne abbiamo giovato tutti…. e io coordinavo i nidi….la maternità e l’alto contatto ti cambiano in maniera profonda…

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  2. Beh certo! Mio figlio non va nell’asilo che io sognavo per lui (che in zona non ce ne sono). Va banalmente in quello più vicino a casa, dove può essere più facilmente e velocemente raggiunto dall’orda nonni/nonne/zie/zii e via dicendo, mentre io lavoro a 15 km di distanza. Asilo un po’ rigido ma aperto alle riflessioni. E alla flessibilità. Edo per due anni il giovedì stava a casa con me, punto. Nessuno ha mai avuto da ridire 😉

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  3. Mio figlio non avrebbe mai retto tutta la giornata all’asilo, quindi è sempre uscito alle 13 grazie all’aiuto dei nonni. Potevo scegliere e l’ho fatto, in verità avrei dovuto fare molto di più ma non sapevo le cose che so oggi 🙂
    Con la scuola primaria è stato tutto molto diverso, nonostante tutto capita ancora che ci siano periodi troppo pesanti in cui un giorno a casa glielo concedo, se si può. Del resto occorre gestire le peculiarità dei propri bambini, non si tratta di “evitargli i problemi”, nel nostro caso in 10 anni ne abbiamo affrontati fin troppi e la sua competenza scolastica ci permette di poter scegliere anche delle giornate “free” senza che ci siano conseguenze di rendimento.
    Non tutti i bambini hanno necessità di essere protetti dalle stesse cose, ognuno ha i propri demoni e i propri capricci, distinguerli può essere dura ma alla fine ci si riesce e allora i pezzi del puzzle prendono un senso, con buona pace di chi non è d’accordo!

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  4. Ciao! Mi sembra che tu abbia fatto una scelta giustissima, anche se a Simone tocca un po’ la fatica di arrivare a fine settimana avete trovato insieme una soluzione e tenuto conto dei suoi bisogni. Mio figlio non ha fatto il nido e adesso frequenta la Montessori e dal primo anno di materna all’ultimo di scuola elementare il mercoledì si esce alle 13. E’ un lusso lo so, ma se fosse andato in una scuola pubblica avrei cercato di offrirgli la stessa possibilità. Poi andando un po’ fuori tema ma non troppo mi sento di darti un consiglio per le future attività sportive: per noi mamme di burro lo sport peggiore che si possa immaginare è il rugby. Quindi se non vuoi trovarti a piangere a bordo campo dilaniata tra l’istinto di protezione e l’impeto sportivo e trasformare ogni partita in uno strazio emotivo tienilo lontano dalla palla ovale. Io purtroppo l’ho capito tardi! Un abbraccio: ti leggo spesso e mi ritrovo spessissimo in quel che scrivi. ciao

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    • Grazie Dani 🙂 Il venerdì lo ha scelto lui, al momento è concomitante con un laboratorio che non ama, ma appena terminerà quest’attività (fine novembre) faremo un pomeriggio a rotazione 🙂
      Per lo sport: paradossalmente il “male” fisico ora lo incasso bene, forse perché lui non è spericolatissimo e si fa male di rado, sono più impreparata di fronte a quello emotivo!
      Un grosso abbraccio anche a te!

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  5. e sono con te… anche stavolta. 🙂
    Sono quella che al primo tentativo di inserimento al nido (iniziavo a lavorare, poi l’ho ritirata ed è stata con nonni e zia) si è fatta dire dalla maestra in questione – per nulla incoraggiante – che forse avevo bisogno di fare due chiacchere con la spicoterapeuta perchè non accettavo l’allontanamento da mia figlia 14mesenne.
    si, ciao. Le ho risposto, col sorriso, finto.
    Adesso ci abbiamo riprovato, e va molto meglio..ma va 3 giorni a settimana e solo fino alle 13!

    ma sai che non sapevo che alla materna si poteva uscire prima?
    mi domandavo giusto l’altro giorno come avrei fatto…a mandarla a scuola obbligatoriamente tuttiigiornituttoilgiorno.
    bella scoperta! 🙂
    ..ma forse la manderemo alla Steineriana comunque…. vedremo!

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    • Anche io non lo sapevo, infatti nella scheda di presentazione avevo scritto una pappardella infinita motivando il fatto che GIAMMAI lo avrei lasciato per il riposo… Fatica totalmente superflua! I bambini possono uscire o alle 13 o alle 16 senza problemi (poi magari ci sono quelli che fanno storie, eh… Noi non abbiamo avuto problemi 🙂 ) Sono stata contenta di rileggerti! ❤

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