Be sweet, be a Mother

Crescere i figli… tra alto contatto ed ironia

Autonomia portami via… Figli che spiccano il volo :)

3 commenti

growing-up

Lui si sveglia e per prima cosa ti informa che stamattina esce, va dai nonni.

“Ma torni per pranzo?” “No, no, mi fermo a mangiare là, torno alle 13, ti chiamo io.”.

Poi fa la pipì in piedi “Come papà!”, tutto contento di questa nuova “abilità”.

Si spoglia il pigiama e si veste a puntino: “Hai bisogno di una mano?” “No, grazie, faccio da solo.”.

Mentre lo accompagni ti parla della sua nuova fidanzata: “E’ una bella bambina?” “Non è una bambina, è una signora! Si chiama Laura, abita al 58.”.

Gli aprono il cancellino e sparisce.

Ancora non ha fatto quattro anni.

Tra poco mi chiederà cinquanta euro e la macchina.

E ne sono felice 🙂 (oddio, per i cinquanta euro non tantissimo! ;P)

Siamo riusciti a dargli gli strumenti per essere autonomo nelle piccole quotidianità.

Quanti scontri, quante volte “Amore metti le scarpe che andiamo” “Amore ti insegno a metterti i pantaloni da solo” “Amore vieni a lavarti” e lui “Lo fai tu!” … Arrabbiature (sue), sospiri (nostri)…

E una frase che ormai sa a memoria:

La mamma e il papà ti devono aiutare a crescere, non a rimanere piccolo, per questo ti aiutiamo a fare da solo :)”

Aiutami a fare da solo” è il principio su cui si basa la pedagogia montessoriana:

AIUTAMI”
 La richiesta di aiuto che ogni bambino o giovane rivolge agli adulti o ai più grandi vuol dire “ho bisogno di te”, perché da soli non si può vivere, né tanto meno ci si può educare. L’educazione è un dialogo (la dialettica di Socrate, la sua maieutica, l’arte di far partorire le anime con le domande, con una ricerca fatta insieme e senza invidia, perché non si tratta di sapere ma di pensare, non di risultati ma di vie. Alla fine non si perviene ad un pensiero che possa essere insegnato, ma che può essere appreso).
A FARE”
 Se faccio, capisco, nessuno può apprendere al mio posto, nessuno può essere libero, autonomo, intelligente al mio posto.
DA SOLO”
 Il vero fine dell’educazione è il bambino, noi siamo al suo fianco. Apprendere è un verbo attivo, ogni aiuto inutile è un ostacolo allo sviluppo. […]”… Noi non facciamo quello che vogliamo, vogliamo quello che facciamo”. Né importante, né prepotente, né servo, né padrone, né vittima, né carnefice.
[…]
Le osservazioni di Maria Montessori, così attente, acute e prolungate nel tempo, hanno messo in luce come il bambino, fin dalla nascita, attivi naturalmente e spontaneamente un processo di sviluppo che si manifesta secondo percorsi graduali e differenti per ognuno nei tempi e nei modi.
Aiutami a fare da solo” richiama gli educatori (ed i genitori! n.d.r.) a non interferire con impazienza nello sviluppo dei bambini, a non sovrapporre la nostra domanda al loro personale percorso maturativo, ma a fornire ai bambini gli aiuti opportuni, nei tempi opportuni, come risposta ai continui e differenti bisogni: i bambini imparano da soli. Un impulso vitale naturale spinge infatti il bambino ad agire per conoscere ed apprendere attraverso la personale esperienza.

Non è stato facile!

La fretta del mattino, i suoi musi lunghi, i “Sei brutta e non mi vuoi bene!”…

Ma ora si leva la maglietta senza incastrarsi la testa e sorride “Guarda mamma! Ce l’ho fatta!”

Ed io lo guardo stupita ed orgogliosa ❤

P.S. E sì, di nuovo lo scrivo: alla faccia di chi ci ha criticati dicendoci che stavamo crescendo un mammone viziato!

 

 

Autore: Michela

Mamma ad alto contatto, laureata in psicologia dell'età evolutiva, vegana, filorientale. Nel mio blog parlo di maternità, di risparmio e della scelta vegan. Con ironia!

3 thoughts on “Autonomia portami via… Figli che spiccano il volo :)

  1. Condivido e capisco in pieno il metodo, che ho applicato pure io con buoni risultati. Che soddisfazione vedere la mia bambina fare cose da grandi, come i grandi!
    Ci sono persone (purtroppo anche molto vicine a lei) che la vorrebbero sempre vedere bambina e fare le cose al suo posto, ignorando completamente il danno che stanno compiendo.
    Scambiando queste attenzioni come una sorta di amore, le stanno impedendo di diventare autonoma di imparare a cavarsela da sola. Che atrocità!
    Per fortuna ci sono io. Io che ho saputo instaurare con lei un rapporto molto forte e lei ascolta e segue solo le mie indicazioni. Ed io la aiuto a fare da sola!
    Complimenti a te ed al tuo ometto!

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  2. Consiglio:il mio bimbo di tre anni sa fare diverse cose da solo ma spesso non ha voglia d farle . tipo togliersi le scarpe… cosa faccio? Anche il nostro stile educativo è basato sulla comunicazione e sull’amore. Gli ho già detto che voglio che impari ma lui è un po pigro… ps:abbiamo anche un bimbo d un anno che ovviamente cambio io.. ancora piccolo x farlo da solo. Non so se il grande lo fa x avere lo stesso tipo di attenzioni…

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    • Ciao Eli 🙂 Anche Simone è abbastanza pigro! Io gli ripeto che è mio compito farlo diventare autonomo, che fare le cose da soli dà più soddisfazione eccetera, ma quando devo insistere spesso scendo al compromesso della collaborazione (“Ok, ho capito, sei proprio stanco, allora facciamo così: una scarpa la metti tu, una scarpa te la metto io, per questa volta”); penso sia controproducente farne sempre una guerra esattamente come lo sarebbe cedere su tutto il fronte… E poi sì, ci sta che voglia attenzione tanto quanto il fratello… Spiegare che lui è “grande” ( che poi non lo è!) accende ancora di più la disparità e poi è una motivazione che pare ragionevole solo a noi adulti (anche perché quella è un’età in cui spesso diciamo loro “Dai, ché sei grande!” ed un minuto dopo “No, non puoi fare questo: sei piccolo” :O Capirai bene che rimangono spaesati!!! Infatti io trovo inopportuno dire “sei grande/piccolo” in assoluto, meglio dire “sei abbastanza grande per fare questo da solo/ non sei ancora abbastanza grande per fare questo da solo…”), quindi mi sembra più efficace da una parte il compromesso come ho scritto sopra, dall’altra, se già non lo fai, coinvolgerlo in piccole attività di cura verso il fratello (per esempio permettergli di aiutarti a fargli il bagnetto, o ad imboccarlo se ancora ne ha bisogno ecc…) in modo che da una parte lo senta meno come “rivale”, dall’altra acquisisca un senso di autoefficacia “Io sono più grande quindi riesco a fare cose per le quali mio fratello invece deve ancora essere aiutato”… In bocca al lupo 😀

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