Be sweet, be a Mother

Crescere i figli… tra alto contatto ed ironia

Quando essere bambini precoci diventa un problema…

12 commenti

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Post che parte già nella testa come lungo e confuso, abbiate pazienza, ho bisogno di sostegno (tipo carezze sulla testa e fazzoletti e “no, dai, non sentirti scema”).

Qualcuna di voi ricorderà che al colloquio di marzo alla scuola d’infanzia ci hanno sottolineato la scarsa integrazione di Simone, poi il caso volle che tramite il mio blog alcune mamme mi fecero presente che forse il “problema” potesse essere la precocità intellettiva di mio figlio.

Ci siamo rivolti ad un ente riconosciuto (vedi sezione dedicata) che offre sostegno alla famiglia ed alla scuola per ovviare alle eventuali problematiche legate all’alto potenziale.

Ora però ho veramente tanta ma tanta ma tanta ansia addosso: non è facile “affidare” a qualcuno il giudizio (forse il futuro?) di tuo figlio…

Mi sento come se mi tenessero la testa sott’acqua.

Ma so che Simone va aiutato; in primis a non essere frainteso (la “scarsa socializzazione” è comune paradosso ed effetto “collaterale” di molti bambini AP); e poi perché lui vorrebbe tanto, ma proprio tanto socializzare (e probabilmente loro hanno dei progetti utili in tal senso)… Si avvicina ai bimbi coetanei e lo respingono perché non capiscono i suoi giochi (figlio mio, ti parrà incredibile, ma i countdown in inglese non spopolano…), si avvicina ai grandi e lo schifano perché del resto ha tre anni e mezzo… E dopo tanti respingimenti si stupiscono che si isoli? Si stupiscono che pensi che i bambini sono cattivi? Io no, non mi stupisco, e vorrei tanto, ma proprio tanto trovare una strada senza buche per noi…

Che fatica.

Vorrei una palla di cristallo, sapere che sto facendo le scelte giuste e che semplicemente sarà felice, che troverà il suo posto…

Scrivo questo post soprattutto nella speranza di riscontri da parte di genitori che ci sono passati, di qualche indicazione, ed anche perché magari qualcuno sta vivendo la stessa confusione, ma ancora non sa a chi rivolgersi (ringrazio infinitamente le mamme che mi hanno dato i riferimenti di Pavia, grazie per averci trovati!)…

Autore: Michela

Mamma ad alto contatto, laureata in psicologia dell'età evolutiva, vegana, filorientale. Nel mio blog parlo di maternità, di risparmio e della scelta vegan. Con ironia!

12 thoughts on “Quando essere bambini precoci diventa un problema…

  1. Ciao michela stai facendo i passi giusti e soprattutto precocemente … ti consiglio di leggere il libro il pentolino di antonino … le difficoltà di relazione del tuo piccolo possono essere equiparate a un ingombrante pentolino che oscura tutti le sue qualità/potenzialità. Vi auguro di trovare una maestra margherita…. un abbraccio.

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  2. Ciao Michela… io sono (stata) una bambina precoce.. e ti assicuro che la mia infanzia non è stata per niente “idilliaca”. Ho imparato da sola a leggere, scrivere e contare a quattro anni. Andavo all’asilo con le parole crociate…. e la maestra mi obbligava ad andare a giocare fuori con gli altri. Sono classe ’82, quindi “all’epoca” c’era meno conoscenza e meno interesse verso certi fenomeni. I miei genitori non mi hanno fatto fare la “primina” (credo perché si pagava), così mi sono trovata in una prima elementare piena di bambini “normali” … e mi sono annoiata a morte. Non sono riuscita a socializzare perché per i miei compagni ero un alieno, e anche un po’ antipatico, visto che riuscivo in tutto ciò che per loro era incomprensibile.
    Finalmente i miei genitori hanno deciso, dopo una serie di mie scenate (anche alcuni casi di simil-attacchi epilettici) di portarmi in un centro di neuropsichiatria infantile … hanno consigliato loro di tenermi la mente occupata, principalmente hanno tentato di indirizzarli verso le lezioni di pianoforte. Non ce lo potevamo permettere, quindi niente pianoforte e niente più incontri in clinica.
    Morale!? Ho la terza media, due figli avuti da adolescente, lavori umili e mal pagati, senso di frustrazione perenne.
    E mia mamma che mi ripete almeno una volta alla settimana “Bel genio che eri, guarda che fine hai fatto”
    -.-
    Non so se la mia esperienza sia esattamente la risposta che cercavi.. ma fai di tutto! Aiuta Simone a scendere dall’astronave!
    Con affetto (e partecipazione!)
    Ilaria

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    • Sì, certo, lo aiuteremo! Lo stiamo già facendo 🙂 Lo abbiamo capito, la maestra lo ha capito… Non sappiamo bene come muoverci, ma non stiamo fermi 🙂 Anche io a 4 anni leggevo, come regali volevo solo e solamente libri… I miei mi hanno sempre assecondata; anche mio marito era (ed è) molto molto intelligente, anche lui assecondato; nessuno dei due lavora alla NASA, ma siamo sempre stati felici 🙂 La cosa che ci ha spiazzati di Simone è che noi a differenza sua non abbiamo avuto problemi con i coetanei… Forse per vari motivi: noi molto sfacciati, lui timidino; noi intelligenti, sì, ma ‘sto figlio mi pare ci stia già un pezzo avanti… Non sta sull’astronave, solo c’è questo gap di comprensione con gli altri bambini: li approccia pensando che i suoi “giochi” con i numeri siano bellissimi e riceve picche… Povero, lui ci prova però! E col cuore di un bambino di 3 anni chiaramente ci rimane malissimo…

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  3. Come sai questo è un tema importante per me e mio figlio è stato valutato dal labTalento e rientra nei parametri dei bambini AP. Però mi sento di rassicurarti, la valutazione non è una sentenza e non cambia necessariamente la vita, è un’opportunità per comprendere meglio il vostro bambino e chiedere il sostegno più adatto. Poi sarà il vostro percorso specifico ad indirizzarvi, sarà la tua sensibilità di mamma a spingerti verso interventi nell’area scolastica oppure no, tutto dipenderà dalla serenità del bambino.
    Anche il problema della socializzazione andrà contestualizzato, nel nostro caso dipende solo in parte dall’essere AP e il puzzle si compone di tante tessere.
    Direi che il punto fondamentale resta uno: fai tutti i passi che senti necessari alla vostra serenità, più sarai tranquilla tu e più lo sarà il tuo bambino, più lo difenderai e più lui si sentirà sicuro di restare quello che è, qualche volta sarà difficile ma sarà la vostra nomalità e avrai sorprese bellissime.
    In bocca al lupo!

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  4. Ciao Michela, sull’ultimo numero di Un pediatra per amico, ho letto una testimonianza molto simile alla tua che mi ha incuriosita parecchio. La mia bimba di 4 anni è avanti ma non penso si possa definire una bimba AP. Almeno non credo…però un dubbio rimane. Cercherò di approfondire meglio.
    Ci tengo a sapere come procede la vostra esperienza.
    In bocca al lupo. Una mamma è preparata anche per evitare le buche sulla strada, ricordalo!

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    • Temo di essere una di quelle che inciampa… Però poi mi rialzo, quindi va bene!
      “E’ avanti ma non penso si possa definire una bimba AP. Almeno non credo…” Mi fai venire in mente un episodio con la mia pediatra, che un giorno stava auscultando Simone e lui si è messo a leggere il cartellone della visita oculistica, aveva due anni… Lei mi guardò e mi disse “Voi vi rendete conto, sì?” “Sìssì, certo.” Ma invece no, non cii siamo resi conto fino ad ora in pratica, lo consideravamo sveglio, tutto qui 🙂 Ancora mi dico “Mah, magari no… vedremo!”…! Siamo mamme scettiche 🙂

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  5. Non ho consigli da darti perché non ho esperienza in merito, ma leggere il tuo post e i commenti mi hanno fatto pensare a mio zio, classe 66 e sicuramente AP.. mia madre mi dice sempre che da piccolo era un po’ isolato dai coetanei, tra occhiali a fondo di bottiglia e una curiosità a mille che lo ha portato a imparare di tutto e precocemente.. lo si vedeva “sempre” da solo a leggere.. ma ti posso dire che da adulto è sicuramente una persona socievole, piena di amici e di interessi e molto sportiva..
    Insomma uno la strada poi la trova! Sono sicura che voi riuscirete ad aiutare Simone a trovare la sua…

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    • Io invece traviata da due zii di mia madre definiti genii e sfociati in depressione e follia… Da lì parte una serie delle mie ansie, salvo poi aggiungerne altre tutte mie… Sicuramente ci sono una miriade di fattori variabili, protettivi e di rischio, ambientali ed innati… Cerco di contenere l’apprensione (riuscendovi solo a tratti, ahimè…) e di trovare una strada che ci aiuti a mantenere equilibrio e serenità, la troveremo 🙂

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