Be sweet, be a Mother

Crescere i figli… tra alto contatto ed ironia

Svezzamento classico Vs. Autosvezzamento

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Gengio il mangione

Uno dei temi caldi sul quale si confrontano spesso le mamme è lo svezzamento.

Fino a non molto tempo fa l’indicazione dei pediatri era di iniziare con l’introduzione della frutta già verso i tre/quattro mesi.

Oggi lo svezzamento precoce è fortemente sconsigliato dalla comunità scientifica e le indicazioni OMS parlano di almeno sei mesi di allattamento esclusivo al seno.

“Almeno” significa che i mesi di allattamento esclusivo potrebbero essere anche di più, senza che la mamma vada subito in panico: pare che siano parecchi i bambini che a quell’età non si sentono ancora pronti per il cibo solido.

Lo svezzamento è detto anche “alimentazione complementare”, questo ad intendere principalmente due cose:

  1. che deve essere graduale, quindi sostituendo una per volta le poppate (e spesso dopo il pasto i bambini chiedono comunque un cincinin di latte);
  2. che anche se vostro figlio adora le pappe non è un buon motivo per smettere di allattare (sempre secondo l’OMS l’allattamento materno dovrebbe proseguire fino ad almeno i due anni).

Le due scuole che in questi anni si contrappongono sono lo svezzamento classico e l’autosvezzamento.

Il primo prevede le cosidette “pappe”, con il famoso brodo vegetale e tutti gli annessi concessi, introducendo un solo alimento per volta a seconda dell’età del bambino.

Preciso che non è necessario (io sosterrei che è sconsigliabile) armarsi di omogeneizzati, liofilizzati ed affini: evitare i prodotti industriali non può che fare bene, meglio preparare tutto fresco di giornata e fatto in casa (chiaro che l’emergenza può capitare, non ci crocifiggeremo per questo!).

E’ il tipo di svezzamento generalmente consigliato dai pediatri, un po’ vecchio stampo, che però può essere il più indicato nel caso in cui tra i parenti stretti ci siano allergie/intolleranze.

L’autosvezzamento invece in pratica si traduce nel far partecipare il bambino ai pasti usuali della famiglia e fargli assaggiare ciò che si è preparato per tutti, lasciandolo libero di mangiare, di non mangiare, di sperimentare il cibo a proprio piacimento.

Oltre al cibo il bambino sperimenta anche questo bel momento di convivialità, seduto al tavolo con i genitori, i nonni, gli eventuali fratelli, gli zii, gli amici e chi più ne ha più ne metta.

E’ un approccio più liberale che a me piace molto: rende il bambino attivo e curioso nei confronti del cibo, non si creano aspettative e non c’è nessuna forzatura, inoltre c’è il plus di evitare quella sorta di “doppio svezzamento” per cui il bambino passa prima dal latte alle pappe e poi dalle pappe al “cibo vero”.

N.B. Do per scontato che abbiate un’alimentazione sana: autosvezzamento sì,  McDonald’s no!

Con Simone abbiamo fatto un mix, ovvero il primo mese di “cambio dieta” mangiava la pappa, poi faceva degli assaggi da tavola ed infine si attaccava al seno.

La fortuna sfacciata di avere un figlio “di buona forchetta”.

Abbiamo scelto l’introduzione graduale degli alimenti perché i miei fratelli e mia madre sono allergici/intolleranti praticamente al mondo intero.

Avremmo comunque potuto evitare le pappe, ma non ero ancora così informata; comunque già alla prima lui si è scofanato l’intera fondina, entusiasta (ripeto: trattasi di fortuna sfacciata).

A dieci mesi le abbiamo totalmente abbandonate in favore di grossi piatti di pastasciutta.

Col senno di poi l’introduzione graduale degli alimenti per noi si è rivelata azzeccata: nostro figlio è allergico ai frutti di bosco, come mia madre -.-‘.

Il mio consiglio spassionato è quindi di regolarsi a seconda dei tempi del bambino, della storia clinica della propria famiglia e di ciò che più vi rende sereni :).

Autore: Michela

Mamma ad alto contatto, laureata in psicologia dell'età evolutiva, vegana, filorientale. Nel mio blog parlo di maternità, di risparmio e della scelta vegan. Con ironia!

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