Be sweet, be a Mother

Crescere i figli… tra alto contatto ed ironia

“Ce l’hai sempre in braccio!”

9 commenti

papà e Simone

Crescere un figlio nell’ottica dell’alto contatto è già in partenza una sfida, la maggioranza delle donne deve resettare completamente o quasi tutto ciò che ha acquisito dai propri genitori e tutto ciò che pensava sarebbe stato avere un bambino.

E già non è facile.

Non è facile riconoscere ed ammettere che sì, persino i tuoi amati genitori hanno sbagliato.

Non è facile accettare che no, non è tutto rose e fiori come avevi immaginato.

Però le mamme sono molto sveglie e spesso durante la gravidanza invece di riempire l’armadio di tute minuscole con gli orsetti per tutto il tempo (facciamo anche quello eh, per carità!), si informano, leggono, entrano nei gruppi di maternità su internet… E così allargano i propri orizzonti e cominciano a delineare un nuovo modo di approcciarsi a questo bimbo che nascerà.

Bene, dunque le quasi mamme arrivano al parto quasi pronte, già “reimpostate” diciamo 🙂 : allattamento al seno, cosleeping, disciplina dolce…

Il problema vero sorge quando la creatura viene alla luce.

Si sa, le neomamme sono fragili come bicchieri di cristallo (e come non capirlo!!).

Provi ad allattare, incontri dei problemi direi canonici, e cominciano a fiorire “Non hai latte” e “Ma perché fare questa fatica?! Compra l’artificiale!”, oltre ad una serie di altri commenti e consigli non richiesti.

Dormi col tuo cucciolino e subito come i funghi spuntano “Lo soffocherai.” (ma tiè!!!) e le varie declinazioni di “Rovinerai la coppia”.

Se superi queste due fasi, che bene o male coprono i primi sei mesi, sei già quasi a cavallo.

Ma non temere, sta per arrivare tutta la parte educativa.

“Lo tieni sempre in braccio!” credo sia la frase più gettonata in assoluto dai parenti stretti.

Ma è solo l’inizio.

Quando cominciano a gattonare e camminare partono frasi tipo “Sì, ma non puoi lasciargli fare sempre tutto! Sgridalo!” e  “Ma perché hai rivoluzionato la casa?! Devi fargli capire che ci sono cose che non deve toccare! Dagli una sberla sulla manina!”.

Ecco, ora ditemi voi, in un contesto come questo, come può una mamma rimanere indifferente.

Il consiglio zen è di armarsi di santissimissima pazienza (ma tantissimissima proprio) e sorridendo impappinarli con lunghe disquisizioni sui più recenti studi clinici di questo e quell’altro psicologo che ha scritto che blablabla…

Al decimo secondo non vi staranno più seguendo e, pur di non imbattersi mai più in una trappola del genere, la volta seguente non proferiranno parola sui vostri metodi.

In realtà a me è partito spesso un “Fatti i cazzi tuoi. Non so se ti sei accorto/a che il figlio è mio.”, sono un filo viscerale, in particolar modo quando mi toccano Simone.

E ditelo qualche vaffanculo, che tanto mica ci vivete insieme, no?

Bé, uno col quale vivete probabilmente c’è, quello è il vostro scoglio più grosso.

Difficilmente si trovano mariti/compagni che in tutto questo non hanno di che brontolare: i papà che partono con un’impostazione ad alto contatto sono rarissimi, peggio dei leoni albini; se tutto va bene ti capiterà uno che, dopo un numero ragionevole di scontri ed una tua minaccia di separazione, si rassegna alle tue idee (recriminando, all’occorrenza che “Decidi sempre tutto tu” e che “Tanto si fa sempre come dici tu”…); se proprio va di lusso il papà in questione ad un certo punto vi dirà che, in fondo, avevate ragione.

Autore: Michela

Mamma ad alto contatto, laureata in psicologia dell'età evolutiva, vegana, filorientale. Nel mio blog parlo di maternità, di risparmio e della scelta vegan. Con ironia!

9 thoughts on ““Ce l’hai sempre in braccio!”

  1. E I NONNI, DICONO: MA ARRANGIATI UN PO’ CHE TI FA SOLO CHE BENE, CON LA TUA ARROGANZA FAI SOLO GIRARE LE SCATOLE, BYEEEEEE

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    • Federica qui si accettano solo critiche costruttive e di confronto; fino a prova contraria non sei né mia madre né mia suocera, quindi… Inoltre nel caso, ma non è il mio, meglio soli che male accompagnati: non crescerei mio figlio in un modo che non condivido solo per avere il babysitting gratuito.

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  2. Leggendo l’articolo ho ripercorso tutti i primi mesi con Gabriele….. che fatica…. non che ora sia diverso perchè la frase “sgridalo, non puoi fargli fare tutto eccetera….” non si è modificata…. ma ora mi sento un pò più forte. Non è facile, ma i bimbi sono i nostri e forse, ma dico forse vedere un modo diverso di essere mamma chiede alle nostre mamme, suocere, zie, non parenti un confronto con quello che era stato il loro essere mamma e probabilmente nemmeno per loro è facile vedere che c’è un modo diverso di essere mamma che non è il loro…. ma questo è il mio e si, piuttosto mi arrangio, ma io con Gabriele non voglio sgridare o dare una sberla sulla manina o punire, non è il mio modo di essere mamma e per fortuna ne ho scoperto un altro che ci si addice di più e che fa stare bene me e Gabriele. Solo la scorsa settimana, una giornata in cui Gabriele richiedeva di stare in braccio, ecco puntuale la frase di mia mamma “devi staccarlo un pò”, è partita la mia occhiata e con molta “calma” le ho detto che non è quello di cui ha bisogno Gabriele in questo momento…. Risultato finalmente non sono partite le solite prediche!!!!!! E si ce l’ho sempre in braccio o in fascia, ma noi stiamo bene!

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    • Grazie Giuliana! Inoltre penso che le mamme ad alto contatto facciano il possibile e l’impossibile per “arrangiarsi”, non perché da parte degli altri (genitori, suoceri, fratelli…) manchi la volontà, ma perchè per definizione l’alto contatto prevede dosi massiccie di mamma! ❤

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  3. Ciao ho scoperto da poco il tuo blog e con questo post ho ribissuto i primi mesi con mia figlia Giorgia…premetto che sono una mamma giovane ho avuto mia figlia a 19 anni sembrava difficile ma mi sono rimboccata le maniche e vado avanti. siccome sono giovane i miei parenti hanno sempre avuto da ridire su quello che facevo con mia figlia , di come la educavo ecc.. all inizio mo stavo rassegnando ma poi ho capito la figlia è MIA e decido IO come crescerla..Tanto che ora sono piu forte che mai sono passati due hanni ed ho trovato la forza di dire sopratutto hai miei genitori alle solite prediche “decido io” o “la figlia è mia “. qualche consiglio è ben accetto ma alla fine siamo noi mamme a decidere cio che è meglio per i noistri figli.

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    • Ciao Sara 🙂
      Purtroppo o per fortuna siamo pieni di pedagogisti improvvisati (oddio, io addirittura ne conosco qualcuno che lo è veramente e dispensa consigli che mi lasciano basita!)… L’unica arma che abbiamo è leggere tanto, spiegare le nostre ragioni, agire di pancia (tranne sugli istinti omicidi verso gli pseudo-consiglieri 😛 ) e ricordare a tutti che se gli sono venuti fuori dei figli belli e bravi al 90% si è trattata di fortuna. Perché noi possiamo metterci solo l’amore, il resto lo fanno da soli 🙂
      N.B. Io che non sono più tanto giovane, che ho una laurea in psicologia infantile, che lavoro con i bambini da ormai dieci anni, che scrivo un blog su questo… Ebbene, proprio io, sì, durante le vacanze di Natale sono stata criticata dai miei genitori… Ahhhhhhhhh, santa pazienza! 😀
      Quindi coraggio!

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  4. Ciao Michela, anche io ho scoperto da poco il tuo blog, che.mi rincuora e mi dà coraggio. Ho un bimbo di 2 mesi e mezzo, Mattia, con il quale ho un meraviglioso rapporto ad alto contatto perché ho sempre pensato che questo fosse l’unico modo per crescere un bambino sereno. Anche se è impegnativo…molto impegnativo!
    Fortunatamente, anche se non completamente d’accordo con me, né il mio compagno, né mia mamma avanzano critiche o cercano di farmi cambiare idea.
    Purtroppo a fine agosto rientrerò in ufficio e lo dovrò lasciare con mia mamma,ma al pomeriggio lui dorme solo tra le mie braccia e vorrei sapere se hai un consiglio su come abituarlo al cambiamento.
    Grazie!!

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    • Ciao Ilaria, grazie e congratulazioni 🙂
      Non scrivo da tempo sul blog e ci sarebbe molto da aggiornare…
      Perché nel frattempo sono diventata anche mamma di Giovanni, che domani compirà cinque mesi 😀
      Consigli validi per tutti credo sia impossibile darne, ma ti posso raccontare la mia esperienza…
      Con Giovanni piccolissimo, due mesi e poco più, proprio come Mattia, sono stata molto male e mi hanno dovuta operare (colecistectomia); ne è seguita una convalescenza durante la quale mi era vietato qualsiasi sforzo, compreso tenere Giovanni in braccio… E lui dormiva prevalentemente in fascia!
      Ebbene ho fatto così, nei giorni prima dell’operazione le nonne stavano con noi ed una volta addormentato tra le mie braccia lo “passavo” a loro, dopo qualche giorno hanno iniziato anche ad addormentarlo e lui era tranquillo perché riconosceva l’odore.
      Devo anche dirti che inizialmente tentavano di metterlo in carrozzina, forti delle loro convinzioni… Ma si sono dovute presto rassegnare di fronte all’evidenza che in braccio dormiva anche due ore, in carrozzina pochi minuti 😛
      Quindi ecco, hai del tempo per abituare entrambi, nonna e bimbo, sfruttalo 😀
      Un abbraccio

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  5. Cara Michela, mi sembra proprio di vedere Mattia con mia mamma!! Speriamo che questo mese che manca al mio rientro in ufficio ci porti qualche sviluppo positivo!
    Grazie mille e tanti auguri per il nuovo arrivato!!

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