Be sweet, be a Mother

Crescere i figli… tra alto contatto ed ironia

Mio figlio mi picchia (ed io vorrei sbattere la testa contro il muro)

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C’era una volta una principessa con un bimbo dolce e gentile, i cui approcci fisici verso i propri simili erano solo slanci di affetto, magari rocamboleschi, magari esagerati, ma un abbraccio non ha mai fatto male a nessuno, su!

E poi la storia è cambiata.

Simone nelle ultime settimane ha iniziato a picchiare i suoi compagni ed ora anche me.

Non era mai successo, forse perché a casa nessuno usa questa modalità (e ci mancherebbe!!), per cui al massimo era stato vittima di sporadiche vessazioni al parco giochi… Frequentando la scuola d’infanzia invece si è reso protagonista di un’escalation rapida e senza rimorso che prevede più o meno tre tappe :

  1. Me le danno ed io le prendo;
  2. Me le danno e le ritorno;
  3. Perché aspettare che me le diano?! Mi sento intraprendente!

Il punto uno un po’ ci angosciava: già ce lo immaginavamo, vittima dei bulletti del paese, correre a casa col suo libro di fisica quantistica applicata sotto il braccio (se vi è sfuggito, mio figlio ama i numeri alla follia) e le lacrime a rigargli il viso.

Il punto due pertanto è stato accolto quasi con entusiasmo, perché va bene tutto, però quando la dialettica non basta, a tre anni, uno spintone ci sta anche.

Il punto tre però no, dai. Proprio no, cavolo.

Già mi si ingigantivano gli occhi in espressione basita quando al ritiro lo vedevo dare di proposito scapaccioni a destra e a manca che nemmeno le benedizioni del Papa… E vai di spiegazioni e “Non si fa”, “E’ una cosa proprio brutta”, “Non sono contenta di questo tuo comportamento” e blablabla.

Che poi ora a qualsiasi disaccordo lui mi tiri una pizza eh no eh!

Ieri sera, cena, tranquilli.

Mentre sta formando numeri con le mezze-penne ed i broccoli sente arrivare il papà, corre per aprire la porta, dico “Aspetta! Prima pulisciti le mani!” “NOOOO!!” PAM! Colpita.

Sono settimane che mantengo la calma e giuro che questa cosa mi fa andare il sangue al cervello, ieri sera ho proprio sbroccato. Ho urlato, ma di brutto.

“NON MI PICCHIAREEE!! SMETTILA! SME-TTI-LA!! DEVI PIANTARLA DI ALZARE LE MANI!!! SONO STUFA DI QUESTO COMPORTAMENTO!!! SME-TTI-LA-A!!!”

Simone piangeva, chiedeva scusa, prometteva di non rifarlo, io fuori di me gli urlavo “NO! SCUSA UN FICO!! E’ INUTILE CHE PROMETTI, NON TI CREDO PIU’!!”.

Ottimo quadretto. E ben tornato papà! -.-‘

Ho esagerato (non avete idea di quanto costi l’ “outing”), ma non so davvero quante volte gli abbiamo spiegato e rispiegato che non si fa.

Quindi né voglio giustificarmi, né però nemmeno sentirmi in colpa, perché se me la prendo così il motivo c’è: è che è così importante riuscire a fargli capire bene questa cosa che mi sento un peso addosso talmente grande…

E’ forse la prima volta che ci troviamo a gestire una situazione che dal mio punto di vista avrà impatto su tutto il resto della sua vita, è davvero davvero fondamentale che capisca che la violenza è sbagliata.

Perché ora me lo vedo importunare le compagne delle elementari, prendendole a calci mentre corrono a casa piangenti (è successo a me, non è che vada così di fantasia…)… Me lo vedo fare rissa per qualsiasi cavolata fuori dall’oratorio/bar/stadio/discoteca… Me lo vedo dare una sberla a suo figlio ( e a sua moglie?! O_O)…

Non voglio. Deve capirlo, ora.

Ci sono, tra l’altro, già stati una serie di consigli inopportuni e non richiesti:

  1. La legge del taglione: “Magari se gliela ridai…” (il papà -.-‘)
  2. “Eh, ma in questi casi lo devi non dico punire, però…” (mia madre -.-‘)
  3. “Ignoralo.” (la maestra della scuola d’infanzia)

Scartiamo subito la prima opzione: va da sé che è improbabile insegnare la non violenza con la violenza, no?! E ricordiamoci anche che lui ha tre anni, noi trenta. Pochi, ma solidi concetti.

Scartiamo anche la seconda: mio figlio non deve picchiare perché non si fa, non perché altrimenti finisce seduto in castigo. E’ proprio differente la base di ciò che gli sto cercando di insegnare.

Al bando anche la terza: non posso ignorare un comportamento negativo del bambino, potrebbe erroneamente pensare che lo accetti!

E quindi che fare se anche vostro figlio è passato dagli angeli ai demoni?!

Dunque, ci troviamo chiaramente a confrontarci con un’incapacità di base nel gestire la rabbia (scrisse quella che ieri sera ha raddrizzato le orecchie dei vicini)…

Il primo punto sul quale ho ragionato è diventato subitaneamente anche l’ultimo e l’unico: ci si può aspettare da un bambino che riesca a trattenere e/o veicolare in maniera non negativa la rabbia?

Credo di no.

Io, che i tre anni li ho passati da un pezzo, ieri sera ho fatto esplodere la terza guerra mondiale in casa mia.

Immagino quindi che come per tutte le altre “regole” di civile convivenza che ha appreso ci voglia un periodo più o meno lungo di gestazione, in cui continuerà a reagire in questo modo, in cui noi dovremo continuare a ripetergli con calma che “No, questo non è il modo” e che poi interiorizzerà gli esempi.

Speriamo.

Io ci credo.

Autore: Michela

Mamma ad alto contatto, laureata in psicologia dell'età evolutiva, vegana, filorientale. Nel mio blog parlo di maternità, di risparmio e della scelta vegan. Con ironia!

26 thoughts on “Mio figlio mi picchia (ed io vorrei sbattere la testa contro il muro)

  1. la mia ha solo due anni, ma le prendo anche io. Stessa storia, non si fa, non è bello. La volta che è successo che mi ha tirato in un occhio un giocattolo di legno di quelli con il manico (e ho sentito male!) mi son scattata i nervi e gli ho messo l’attrezzo sul mobile alto della casa in punizione: “ora non ci giochi più per una settimana”. Un castigo, forse non ha capito perché non lo doveva fare, ma almeno non l’ha rifatto per quella settimana. Non penso ci siano delle modalità migliori o peggiori per spiegare. Capiranno anche con il tempo il perché, ma al momento cerco di limitare i danni, di arrivare all’età di mia figlia tendendomi entrambi gli occhi! ^_^ Un saluto e grazie di questo spaccato di vita (condivisa).

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  2. Anche qui siamo nel pieno di questa fase, in cui il bimbo angelico e tranquillo che conoscevamo con l’inizio della scuola materna si sta trasformando in un piccolo demone. Un po’ per la stanchezza da notti insonni causate dal fratellino unenne, un po’ per la non collaborazione da parte del papà (sigh), anch’io sono sbroccata, di brutto proprio. Hai voglia ripetere con tono calmo che non deve fare la X cosa, spiegare il perché e il per come e farlo 10, 20, 30 volte in un pomeriggio. Alla fine sono esplosa e ho urlato, ma proprio tanto.
    E ho visto la faccia spaventata di mio figlio.
    Spero di non rivederla più…
    Forza e coraggio, ce la possiamo fare (vero???)

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    • Assolutamente! Siamo umane, ci sta lo sbrocco ogni tanto. Fa forse anche bene a loro capire che anche la mamma ha dei limiti di sopportazione. Anche se quando succede poi mi colpevolizzo, non bisognerebbe, anche noi dovremmo accettare che il limite ce l’abbiamo. La cosa buona è che ce l’abbiamo moooolto in là, che ci stiamo lavorando e che l’urlo non è la prassi 🙂 E credo fermamente che anche questo esempio passi 🙂

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  3. ti ammiro molto, un’altra mamma avrebbe urlato messo in punizione e amen. Tu invece cerchi sempre di sviscerare il problema e soprattutto ti metti sempre nei panni di tuo figlio, dal suo punto di vista. Sei bravissima. La mia piccola ha solo sei mesi ma spero che quando toccherà a me confrontarmi con questi problemi “da grandi” sarò altrettanto brava.

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  4. Sei stata veramente brava a parlarne e ad ammettere che hai urlato tanto. Io ho fatto anche di peggio 😦 perchè a volte mio figlio mi ha fatto talmente arrabbiare che qualche schiaffo lo ha preso, da me. Mio figlio ora ha sei anni e mezzo ma pure lui ha attraversato una fase in cui dava spinte agli altri bimbi e non credo sia merito mio se dopo un bel po’ di tempo è riuscito a capire che non si fa, che non è bello picchiare o fare del male agli altri. Fare la mamma è difficilissimo e io mi trovo spesso in difficoltà. Son contenta che esistano le amiche e i blog per confrontarsi con altre mamme, mi fa sentire compresa e soprattutto meno sola!

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  5. é dura a volte far le mamme :/ La teoria dice che rabbia va spiegata, fatta uscire, imparata a riconoscere e gestire, come tutti i sentimenti. La pratica ci mette alla prova. Convengo le tre proposte che ti han fatto sono poco risolutive, ignorare poi ha anche un’ulteriore conseguenza negativa: è come dire a nostro figlio che non ci interessa quel che fa. A volte certi gesti plateali o fuori schema sono una richiesta di confronto e attenzione, se non la cogliamo è come se volessimo passare il messaggio che se fa il bravo soldatino ok, altrimenti non ci interessa, o, peggio, lo amiamo di meno.
    Io non mi sono mai trovata in una situazione simile – perfortuna! -, ma ho avuto, come tutte le mie belle sorprese, e i mieie scatti di nervi e poi ammissioni di colpe, che però mi hanno fatta stare subito meglio. A me è molto piaciuto “Urlo di mamma”, un libricino molto utile, lo abbiamo letto tante volte, ci abbiamo fatto anche un lavoretto insieme quando c’è stato un periodo in cui era lei ad urlare e ha costruito il suo di libretto “Urlo di bimba” 😉 Se vuoi ne ho parlato sul mio blog. Magari potreste fare un libricino su questi temi, lasciar disegnare a tuo figlio cosa succede e vedere come lo rappresenta. Ciao!

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  6. Grazie, non sai quanto mi ha fatto bene leggere della tua esperienza. Sono intimamente devastata dalle stesse cose che stai passando tu. Mi hai dato una nuova chiave di lettua.

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  7. “Sono contenta” di leggere queste cose, mi sento meno sola! Anche il mio bimbo sta passando un periodo cosi’. Ha 3 anni e va alla materna, pero’ io non posso nemmeno dare la colpa alla scuola perché lo faceva anche prima… e infatti mi chiedo dove sto sbagliando! Da quando va all’asilo i gesti sono cambiati, prima erano solo spinte e ora sono diventati calci, morsi e a volte anche schiaffi! Quando c’e’ qualcosa che non gli torna reagisce cosi’! In casa nostra ovviamente non usiamo nessuno di questi comportamenti (anche se a volte qualche urlo puo’ scappare)! E mentre i nonni a volte pensano e dicono che e’ proprio li’ che sbagliamo (“uno sculaccione non ha mai fatto male a nessuno”), io mi ripeto che per fortuna non gli abbiamo dato noi questo esempio (altrimenti mi sarei colpevolizzata anche di questo!). Io credo che lui e’ caratterialmente fatto cosi’, e’ abbastanza fisico nelle sue manifestazioni e deve ancora imparare a gestire i suoi momenti di rabbia. Noi cerchiamo sempre di spiegargli che certi comportamenti sono brutti, ma guardate non e’ per niente semplice ed e’ una cosa che mi da veramente noia forse perché e’ proprio contro i miei principi ed e’ proprio quello che non avrei mai voluto vedere! E c’e’ anche un’altra cosa che mi fa arrabbiare da morire: sentirmi dire da persone che usano schiaffi e punizioni nell’educazione dei loro figli – “il mio non l’ha mai fatto”! Va beh, qui si aprirebbe un’altra riflessione lunghissima!
    Voglio sperare anche io che gli passi prestissimo!

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  8. Mio figlio ha tre anni e mezzo e ha iniziato come prima cosa a picchiare sua nonna: lei si è lasciata picchiare rispondendo a parole dolci, e questo con lui non ha mai funzionato perché è un bambino che ha bisogno di limiti ben precisi e netti, altrimenti tende ad approfittarsene. E’ passato parecchio tempo prima che ci provasse con me, con un bello schiaffone in piena guancia. Non crocefiggetemi, ma io ho risposto d’istinto con uno schiaffetto abbastanza forte da fargli sentire il colpo. Non ha pianto, ma ha capito che fa male, e non lo ha fatto più. La nonna continua a spiegargli che non si fa e continua a prenderle, ma non posso costringerla, anche se la differenza di metodo è probabilmente disorientante.
    Questo per dire che i bambini non sono tutti uguali e che non c’è un metodo universale. Che la violenza è sempre da condannare ma a volte far capire ai bambini le conseguenze delle loro azioni facendogliele provare, forse può funzionare. E anche che a tre anni la loro attenzione è limitata e si dimenticano le cose che gli spieghi, soprattutto se non interessano loro.

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    • Ciao! Guarda, la reazione d’istinto ci sta, è umana. E come dici tu le parole dolci non sempre funzionano. Non è affatto sbagliato mostrarsi arrabbiati o far capire delle conseguenze: se mio figlio fa qualcosa che mi fa arrabbiare non lo nascondo, lo capisce dal tono, dalla faccia e dal fatto che smetto di giocare. C’è questa linea sottile, che diversifica dal comportamentismo: dire “Ora sono arrabbiata e non mi va più di giocare con te” fa capire al bambino che ha fatto una cosa sbagliata perché anche gli altri hanno dei sentimenti, dire “Mi hai picchiato allora non gioco più” lascia questo passaggio nascosto, spesso incomprensibile se il bambino è piccolo, prende in considerazione solo ciò che è accaduto esternamente.
      Non sono a favore del mostrarsi sempre dolci e gentili nonostante tutto, concordo che i bambini hanno bisogno di una nostra chiara guida per separare il bene dal male, proprio in questo concetto però è intrinseco l’esempio: se la sberla è sbagliata non posso ridartela, altrimenti si crea confusione. Essere arrabbiati e mostrarlo invece non è sbagliato, è lecito. E’ lecito per noi, è lecito per loro: l’importante è che questa rabbia venga espressa nel rispetto dell’altro. Grazie per il tuo commento 🙂

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  9. Pingback: Come farsi obbedire dai bambini?! (sezione “ricette miracolose”) |

  10. Cara amica. La violenza fa parte del mondo. Genitori finto intellettuali come te (che fanno invece ragionamenti di una babanalità e di un qualunquismo allucinante) rovinano le generazioni future. Avete eliminato qualsiasi punizione corporale e avete bimbi capricciosi e violenti. E infatti non sai come controllare tuo figlio e ti lasci andare a inutili isterismi. E nemmeno ti vergogni di raccontarlo, anzi pontifichi. Mah.

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    • Si vede che invece tu sei uno psicopedagogista dii quelli seri! Beato te! (no, non perdo tempo a risponderti seriamente)

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      • Per educare i figli non serve essere psicopedagogisti seri. Serve un po di sale in zucca e presunzione in meno. Purtroppo per quello non c è patentino. Fai bene a non perdere tempo a rispondere seriamente a chi non la pensa come te. E’ un buon esempio anche per la prole.

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      • Le critiche come le tue non sono costruttive, quindi meglio lasciar perdere. Ah, dato che la violenza è del mondo e blablabla, la prossima volta che tua moglie o tua madre non agiscono secondo tuo gradimento perché non dai loro uno schiaffo? Buona fortuna.

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  11. Ciao Michela….come sta andando dopo più di un anno dal tuo post?

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    • Direi bene! Dopo un po’ è tutto passato, ora per un breve periodo aveva iniziato a picchiare i compagni, ma pare passato pure questo…
      Sono contenta perché non siamo dovuti scendere al meschino ricatto, anche se credo che in alcuni frangenti ci dia retta più per non deluderci che per reale convinzione…
      Ma del resto pochi giorni fa, al ritiro dalla scuola materna, un suo compagno gli stava dando delle gran testate…
      (io)”No M., non fare così, gli fai male…”
      (M.)”Ah! Mamma di Simone! Non ti avevo vista!!!”
      (io)”Bè, ma non devi smettere perché ci sono io, devi smettere perché altrimenti gli fai male :)”
      (M.)”Sì, sì… Ma è che io non ti avevo proprio vista!!”
      Per dire… Normalità! 😛

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  12. Anche io sono una Mamma di Simone….. e anche lui sta passando quella fase…. e anche io…. alle volte mi viene da piangere!!!! Quanto mi dà in amore e quanto mi dà in “mazzate”. Che finchè si tratta di un abbraccio siamo al settimo cielo, ma quando si tratta di mazzate ha delle mani pese che sembra uno scaricatore di porto nonostante abbia 3 anni e mezzo. E sì, ho urlato anche io… e lui mi ha riso in faccia, e io gli ho spiegato per l’ennesima volta che non si fa, che è una cosa brutta, ecc… Ma quando si finisce??? Mi hai fatto rivivere, ridere e piangere con il tuo racconto… Mi ci vedo in pieno….

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