Be sweet, be a Mother

Crescere i figli… tra alto contatto ed ironia

Dare i giusti limiti ai bambini

7 commenti

Spesso quando parlo con le altre mamme “a visu” intuisco dalle loro parole che mi considerano un filo troppo “permissiva”, chiaramente nel senso negativo del termine.

Di contro le stesse mamme potranno affermare che mio figlio non è né un viziato né un vandalo, che raramente (diciamo pure mai?) lo hanno visto “fare capricci” ( si dice così, no?) e che ho ancora tutti i capelli.

Dunque? Botta di culo?

Certo è che mio figlio per il 90 % del proprio tempo fa quel che più gli piace, certo è anche che, di questo 90%, l’89 lo approvo.

Diciamo che mi piace basarmi su due assunti principali quando educo Simone: la necessarietà e la priorità.

Quando chiedo o nego qualcosa a mio figlio mi chiedo sempre se sia necessario, il più delle volte la risposta è no.

E’ necessario che oggi andiamo in biblioteca se lui non vuole? No. Io vorrei, ma sono grande e posso accettare di stare a casina bella.

Quando la risposta a “E’ necessario?” Diventa sì, mi chiedo se sia prioritario.

E’ necessario che si dia una lavata prima di uscire? Sì. E’ prioritario rispetto alla sua richiesta di guardare un cartone animato? No. Allora possiamo guardare prima il cartone e non scannarci per lavarci.

Chiaramente ci sono giornate più o meno facili che risentono della mia emotività, del suo umore e della pressione atmosferica, anche.

Ma in linea generale non mi piacciono i patemi, gli scontri, le urla, i pianti (a chi piacciono? A nessuno, ok. Molti però li considerano inevitabili, dal mio punto di vista sbagliano.).

Vediamo un po’ in soldoni come si possono dribblare semplici scaramucce evitando che si trasformino nell’Iliade.

Giusto oggi mio figlio si è concentrato per bene nel contraddirmi per tre/quattro volte nel giro di un unico quarto d’ora (Oh Mio Dio!! Come osa!? :D)…

Vado a prenderlo alla scuola materna, sono le tredici, come ogni giorno.

Parcheggio nel garage ed ancora prima di scendere dalla macchina afferma “Io non voglio fare il riposino!”.

Non dico nulla, lo aiuto a scendere, mi do il tempo di pensare (perché sì, avrei avuto l’impulso di rispondere “Ma lo DEVI fare! SEI STANCO!”).

Scende e ripete la stessa frase ad una madre evidentemente dura d’orecchi.

Parola chiave: COMPROMESSO.

Morirà se va a letto mezz’ora dopo? Ho i miei dubbi.

“Facciamo così, io adesso mangio e tu mi puoi fare compagnia, poi andiamo a riposarci insieme.”

“Noo!!”

Ci vogliamo arenare in un battibecco fatto di sue soli monosillabi che sarebbero “Si’!” e “No!”?!

Segue “madre dura d’orecchi” che lo prende in braccio, lo bacia e lo porta in casa coccolandolo.

Il bambino ribelle si leva il giubbino e, conscio del fatto che io non vorrei, dice “Io mi tolgo anche la felpa!!”… “Non che faccia così caldo qui in casa, ci sono solo ventuno gradi… Io non ho caldo, ma se tu hai caldo toglila pure.”. La toglie.

“Voglio il ciuccio…” (Beccato, hai sonno.) “Ok, ora te lo do, ma prima non vuoi fare la pipì? Hai detto che ti scappava forte…” “Sì.”

Facciamo la pipì.

Un pezzetto di carta e si pulisce, un altro, un altro più lungo, un altro ancora…

Scattano LIMITE e INSEGNAMENTO.

Ognuno poi trovi i propri, per me è di rilevante importanza che mio figlio impari a non sprecare.

“Simone ti sei già pulito, non sprecare la carta, non va bene.” “Invece sì!” E mi da una botta.

Testata? 😀

No, DIVERSIVO.

“Un bambino è un bambino, non si sa ancora esprimere in modo adeguato. Il ruolo del genitore è proprio quello di aiutarlo ad usare le parole appropriate e non di gareggiare con lui sul piano emotivo. E’ naturale che le emozioni dei bambini siano prioritarie rispetto a quelle dei genitori, che sono in grado di controllare i loro impulsi. […] I bambini vivono nel presente, perché non hanno ancora sviluppato la capacità di proiettarsi nel futuro, quindi l’intensità di ciò che vivono è maggiore. Non sanno che il dolore passerà, che la collera finirà e che potranno ritrovare nuovamente la loro sensazione di benessere. Essendo piccoli, sono sopraffatti dall’emozione. Noi adulti sappiamo che il presente è transitorio.” (Cit. Isabelle Filliozat)

“Non si fa, non si picchia. Vuoi tirare tu l’acqua? :)”

Tira l’acqua, prende il ciuccio, si avvia a letto.

“Vuoi rimettere la felpa?” (ovviamente non vorrei prendesse freddo, non fa caldo davvero!) “Sì…”.

“Buon riposo, Amore.”

Alla fine dei conti? E’ andato a letto, senza lacrime, con la felpa, e senza minacce/urla/altre brutte cose.

Sono stata permissiva? Io credo  accomodante, paziente, accogliente.

Faticoso? Parecchio.

Ci si deve allenare, proprio.

E comunque non ci si riesce sempre, ma ci si prova.

Perché ho scelto di educare così?

Perché ho avuto un padre rigido e non è servito ad evitarmi errori, perché, anche nelle banalità, dove c’è troppo controllo ci si rivolta. A sei anni mangiavo composta a tavola usando forchetta e coltello, a quindici svaccata sul divano non appena lui non c’era.

Ha fatto del suo meglio, intendiamoci.

Tutti lo facciamo.

Aggiungiamo due simpatiche parole: prospettiva ed incolumità.

Ci sono cose che maturano da sé, non angustiatevi.

Vostro figlio non lancerà polpette sui commensali al suo matrimonio perché voi non gli avete impedito di buttare il cibo a terra quando aveva un anno.

E vostra/o moglie/marito non si alza da tavola quando state ancora mangiando perché ha una certa età ed ha appreso certe convenzioni sociali, non perché gliel’hanno insegnato i suoi genitori.

“In tutto il mondo sono quei governi che negoziano maggiormente, che ascoltano di più e che più cedono quelli che possono contare sulla più radicata devozione e sul rispetto dei loro cittadini; mentre gli altri governi, quelli inflessibili, quelli che sembrano tenere il coltello dalla parte del manico, sono sempre esposti ad una rivoluzione. Perché le cose dovrebbero stare in maniera diversa rispetto ai bambini? Perché nei genitori si considera virtù ciò che in qualsiasi altra figura rappresentante l’autorità si considera tirannia e prepotenza?” (Cit. Carlos Gonzàlez)

Esistono chiaramente situazioni in cui non si può cedere, né assecondare, né trovare un compromesso e sono tutte quelle in cui i bambini si mettono in pericolo.

La madre deve sempre agire in protezione dell’incolumità del proprio pargolo, questo è chiaro come il sole.

Non lascio mio figlio attraversare da solo, non ne è ancora in grado.

Gli spiego perché mi deve dare la mano, però.

Rispetto in questo caso è non dire mai “Perché sono tua madre!”.

Se avete delle buonissime ragioni (ma buone davvero) per aver preso una decisione, spiegategliele; forse non le capirà, pazienza, voi avete fatto la cosa giusta.

Bene.

Ora scartiamo dalle buonissime ragioni “Non voglio che cresca viziato!”.

“Dobbiamo quindi dare ai nostri figli tutto ciò che chiedono? Certamente no. E non perché questo li diseduca, ma semplicemente perché è impossibile.[…] Quello che propongo è di non porre loro limiti artificiali e artificiosi. Se nostro figlio ci chiede qualcosa che non danneggia la sua salute, che non distrugge l’ambiente, che possiamo comprargli, che richieda un tempo che possiamo dedicargli… Non proibiamoglielo soltanto “per imporre dei limiti” o “perché si abitui ad ubbidire”.” (Cit. Carlos Gonzàlez)

Non posso comprare a mio figlio tutto quello che vorrebbe (anche se invero, avendo io l’abitudine di fargli dei regali a sorpresa, ancora non mi ha mai chiesto nulla!), non posso dargli tutto il tempo che ho, ma posso fare del mio meglio perché accetti i pochi e giusti limiti che ha nel modo più sereno.

“Non esistono bambini senza limiti. Fattori reali che né il bambino né i suoi genitori possano modificare già impongono limiti considerevoli.” (Cit. Carlos Gonzàlez).

Memento.

Autore: Michela

Mamma ad alto contatto, laureata in psicologia dell'età evolutiva, vegana, filorientale. Nel mio blog parlo di maternità, di risparmio e della scelta vegan. Con ironia!

7 thoughts on “Dare i giusti limiti ai bambini

  1. Complimenti…io anche figli di due genitori severissimi (due insegnanti, che te lo dico a fare!) ma non riesco ad avere tutta la pazienza e la capacita’ di diversivo che mostri tu, con la mia bambina di 3 anni.
    eppure sono favorevole all’educazione amorevole, facciamo cosleeping, l’ho allattata tanto e quanto volesse lei….
    tuttavia ORA è difficile, forse perchè ha un’eta’ in cui inizio a ricordare le severita’ dei miei genitori verso di me e proprio per quanto mi sforzi mi “mi manca il file” della calma e della condiscendenza di fronte a momenti “assurdi” tra me e lei.
    sto iniziando a ripercorrere forse la parte che ricordo di un nastro scritto dai miei, chissa’.
    Sto sbagliando, lo so, ma tra lavoro, altra figlia di 12 mesi e capricci e pianti continui della primogenita sono davvero alla frutta.
    complimenti a te dunque 🙂 BRAVA!

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    • Ma no, ma brava de che… 😀 Ho avuto, ho ed avrò anche io con Simone momenti di crisi e panico, in cui tutte le variabili remano contro… Quello che contraddistingue me e te dai nostri genitori è che crediamo che quello non sia il modo giusto, mentre secondo loro lo era. E secondo molti genitori lo è. Una mamma poco tempo fa, mentre parlavamo proprio di come sia difficile a volte gestire i “no” dei bambini, candidamente affermò:”Bè, devono obbedire. E se non obbediscono gli tiro una sberla. Se non mi temono ora cosa succederà quando avranno quindici anni?!” Io credo che questa non sia la strada, che il rispetto non derivi dal terrore, al contrario, dalla complicità e dalla comprensione dei limiti dell’altro. Tuttavia non sempre è facile. Mi correggo, non lo è quasi mai 🙂

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  2. spero quando la mia bimba sarà più grande di riuscire come te ad educare in questo modo…mi sembra molto difficile anche la motivazione mia c’è. Il fatto di essere stata cresciuta in un altro modo (anche se i miei sono stati e sono genitori amorevoli) e di vedere intorno a te sempre un altro modo di educare rende la cosa molto difficile!

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  3. Bel testo. Dosare consapevolezza e istinto è una dura sfida che va vissuta con ottimismo!

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  4. Beh…….. Siamo molto simili 😉

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