Be sweet, be a Mother

Crescere i figli… tra alto contatto ed ironia

"Adesso ti siedi 5 minuti a pensare!"

6 commenti

Tempo fa anche io come molti ero estremamente convinta dell’educatività intrinseca nel connubio “azione nefasta->conseguenza negativa”. I testi di psicopedagogia sono intrisi di comportamentismo nelle più svariate sfaccettature ed io, ai tempi neolaureata in psicologia dello sviluppo ed educatrice alle prime armi, ben concordavo con la logicità di queste teorie.
E poi è arrivato Simone.
Ho cominciato a farmi domande. Sul mio ruolo, sui miei modi, sui miei obiettivi per lui.
Forse è più difficile mettersi in discussione per chi ha ricevuto un’educazione univoca; per me, figlia di una madre prima permissiva perchè giovanissima poi permissiva perchè sola a gestire cinque figli e di un padre estremamente autoritario e per nulla espansivo, colti i fallimenti di entrambi sulla mia pelle, è stato abbastanza naturale.
Ho cominciato a “diversamente informarmi”. E ho letto un libro che è stato a dir poco illuminante “Amarli senza se e senza ma”.
Partiamo dal mio ruolo. Chi sono io per mio figlio?

“Metti le ciabatte!” “Mangia!” “Riordina tutto!” “Non rispondermi!”… Spesso sentiamo i genitori rivolgersi così ai propri bambini. 
Ma io non sono il suo generale.
Sono una guida, sono una fonte di informazioni, sono un approdo sicuro.
Non voglio comandare mio figlio, voglio capire le motivazioni dietro ai suoi comportamenti, voglio conoscerlo, voglio comprenderlo.
I modi.
Mia madre urlava dalla mattina alla sera, ogni tanto ci tirava qualche zoccolo, alcuni genitori castigano, altri sculacciano.
In primis ci tengo a precisare che la violenza è violenza, è mancanza di rispetto e non porta a nulla se non a generare terrore ed altra violenza, che sia una pacca sulla mano o una sculacciata, non ci sono scusanti ed a tal proposito vi invito a leggere questo articolo “Parlar chiaro sulle sculacciate”.
Le urla intimoriscono allo stesso modo, hanno sicuramente il potere di farci scaricare il potenziale rabbioso, ma rientrano in pieno titolo nelle “pratiche da esercito” di cui faccio volentieri a meno; faccio pubblica ammissione ( ed i miei vicini lo potranno testimoniare) che in giornate particolarmente nere ho urlato anche io, pentendomene amaramente appena viste le lacrime sgorgare da quegli occhi innocenti; è capitato, capiterà, ma sicuramente non è la mia scelta educativa.
Idem dicasi per il castigo. Il castigo funziona, funziona benissimo, questo ve lo posso assicurare io e potete capirne il motivo leggendo qualcosa riguardo l’apprendimento per rinforzo e l’estinzione dei comportamenti indesiderati.
Un bimbo picchia un altro bimbo in un contesto di scuola dell’infanzia, la maestra lo riprende e gli dice “Adesso ti siedi 5 minuti a pensare!”. Primo: vi posso assicurare che quel bambino non si sta facendo nessun esame di coscienza, sta pensando che la maestra è stata ingiusta. Secondo: il bambino picchierà di nuovo? No. Ma allora abbiamo ottenuto quello che volevamo! NO. Il bambino non picchierà più perchè avrà paura di essere visto dalla maestra e di essere messo in castigo, non perchè ha capito che è un gesto sbagliato.
Quest’ultimo punto ci porta dritti dritti agli obiettivi che abbiamo per i nostri figli.
Desidero formare la coscienza di mio figlio, desidero dar lui dei princìpi, che si comporti correttamente perchè sa distinguere cosa è giusto e cosa è sbagliato; non voglio che faccia così e non colà per timore di una conseguenza (anche perchè a questo punto, una volta sicuro di scamparla, non sarebbe più motivato ad operare nel bene, e forse anzi impegherebbe del tempo a pensare come combinare un certo pasticcio ed uscirne illeso, praticamente un futuro delinquente -.-‘), o perchè glielo dico io (anche perchè un bambino che oggi fà “quello che gli dicono i genitori”, domani sarà un adolescente che fà “quello che gli dicono gli amici” e insomma quando comincerà ad agire seguendo la propria testa?!).
Sono chiaramente obiettivi a lungo termine, ma ne vale la pena.
Vale la pena dare solo i limiti necessari e darli nel modo più accettabile, spiegando sempre le motivazioni.
Vale la pena di cercare la collaborazione e non l’imposizione.
Vale la pena ascoltare.

Autore: Michela

Mamma ad alto contatto, laureata in psicologia dell'età evolutiva, vegana, filorientale. Nel mio blog parlo di maternità, di risparmio e della scelta vegan. Con ironia!

6 thoughts on “"Adesso ti siedi 5 minuti a pensare!"

  1. e se poi si cade nel vortice del “l'hanno fatto con me non può far male a lui” oppure “non è mai morto per uno sculaccione/un castigo”??? e se il marito/compagno non approva i nuovi metodi di approccio con i piccoli o semplicemente quaste teorie “moderne” di trattare con i figli anczi che usare i metodi tradizionali?

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  2. Bè se un genitore si pone delle domande rispetto ai propri metodi educativi è già fuori dal baratro del “Siam venuti tutti grandi lo stesso”; sul “padre che non condivide” sfondi una porta aperta, ho litigato un anno intero con mio marito perchè si facesse a modo mio (che poi non è “a modo mio”), per il bene di mio figlio ero disposta a sacrificare il mio matrimonio, forse esagerando, forse sbagliando, ma il bene di un figlio viene sempre prima di tutto e se un genitore non è pronto ad abbandonare i propri pregiudizi sta peccando di egoismo o per timore. La paura di essere troppo permissivi quando si sceglie la comprensione è molto forte, ma quando cominci a vederne i primi risultati (a luuuungo termine!) hai la certezza di stare agendo nel modo giusto, per te e per i tuoi figli. Comunque consiglio di leggere il libro che è molto più esaustivo di me 🙂

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  3. vorrei solo che il mio compagno si interessasse quanto mi interesso io alla questione educativa anche se non abbiamo figli,è sempre un argomento di conversazione visto che siamo amici di coppie che ne hanno.Se puoi darmi dei titoli io sarei felice di leggerli

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  4. Diciamo che è un pò difficile interessarsi a queste cose se non si hanno figli o se non si hanno motivi professionali, ma soprattutto se non si hanno figli, perchè è l'amore per il tuo bambinoche ti porta a riflettere… Sai quando ho cominciato a chiedermi se fosse giusto punire/sgridare? Quando ho pensato “La prima volta che ti dovrò sgridare piangerò un casino.” 🙂

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  5. Leggi il libro citato nel post “Amarli senza se e senza ma”, se clicchi ti si apre la recensione 🙂

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  6. Pingback: Come farsi obbedire dai bambini?! (sezione “ricette miracolose”) |

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